"E se vai all'Hotel Supramonte e guardi il cielo
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
e una lettera vera di notte falsa di giorno
e poi scuse, accuse e scuse, senza ritorno
e ora viaggi, vivi, ridi, o sei perduta
col tuo ordine discreto dentro il cuore..."
E' una questione di tempo, e tutto finirà.
Anche questo parlare a cuore aperto e senza inciampare, anche questo nascondersi e cercarsi e sussurrarsi e aspettarsi.
Finirà e si perderà nella la burocrazia delle giustificazioni morali, dei "non posso" o "non voglio", dei "ho paura" e dei "devo andare".
Devo andare, fare la mia vita, costruire solo cose che abbiano senso.
Ho detto tutto, ho negato e ammesso, ho rovesciato parole in modo più o meno consapevole, più o meno colpevole.
"Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
e un invito all'Hotel Supramonte dove ho visto la neve
sul tuo corpo così dolce di fame, così dolce di sete
passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore..."
Non cambierà nulla, eppure è già cambiato tutto.
Mi aggrappo per non cadere, ma sono già a terra, debole e incapace di rialzarmi.
Sicurezze e certezze non mi sollevano: mi calpestano e mi sputano addosso cattiverie, sentenze acide, ipocrisie fatte d'aria e fumo di sigaretta.
Come vorrei che tutto fosse davvero sano ed equilibrato, come vorrei non avere dipendenze, come vorrei essere capace di affrontare le situazioni con il giusto "distacco", come vorrei che "rassicurazione" non significhi "rassegnazione".
"E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
ora il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme
ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
cosa importa se sono caduto, se sono lontano
perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole..."
rossociliegia
(rosso hard disk)
domenica 11 settembre 2011
mercoledì 7 settembre 2011
martedì 6 settembre 2011
E soffiare sul fuoco lo alimenta.
Ricordiamocene, ricordatemene, per favore. Soffiare non serve.
Se c'è da bruciare, brucia. Finché c'è ossigeno, finché c'è "combustibile".
Bisognerebbe dargli un nome, a questo fuoco. Ma anche no.
Brucia: allora è fuoco.
Se c'è da bruciare, brucia. Finché c'è ossigeno, finché c'è "combustibile".
Bisognerebbe dargli un nome, a questo fuoco. Ma anche no.
Brucia: allora è fuoco.
domenica 4 settembre 2011
Hangover.
Ha ripreso a piovere.
Ho mescolato le pedine di un gioco a cui non sapevo giocare, a cui ho giocato comunque, inventandomi le regole man mano. Senza vincere.
Io non perdo, mi ritiro.
L'euforia lascerà il posto alla nausea, al mal di testa, all'irritabilità.
E' come sempre, è quello che faccio sempre quando non mi controllo. Mi prendo tutto. Vomito.
Vomito tutto.
Le farfalle, le parole dette e quelle scritte. I buoni e i cattivi propositi.
Vomito tutto.
I graffi e gli odori, la pelle, gli occhi, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Li ho mandati giù, assaporando ogni istante, ogni sensazione, come mai avevo fatto prima.
Prima di conoscere, di sapere, di capire.
Mi sono sentita migliore, e adesso vomito.
sabato 3 settembre 2011
venerdì 2 settembre 2011
Cambia il tempo.
C'è del nuovo intorno. E' qualcosa che conosco, eppure è tutto diverso.
Il cielo è pesante e umido, si tiene appena. Trema.
Cadrà presto, si frantumerà in piccole parti pronte a penetrare la terra.
In piccole parti di nulla che la terra è pronta ad accogliere.
Aspetto. Aspetto ancora.
La quiete è di altri. Il sonno non mi riguarda.
I sogni si, quelli si. Ne ho e ne voglio, ancora.
Ho i muscoli contratti e i capelli sottili. (Incosciente, inevitabile).
Scuoto la testa come mi riesce meglio, mi mordo le dita. L'indice destro.
Aspetto che piova. Che tutto sbiadisca.
Che si perdano i contorni e resti qualcosa di vero, morbido e fuori fuoco.
Ho sognato di disegnarti addosso, di segnare muscoli e tendini con un pennarello rosso.
Modi diversi di catturare e fissare. Modi diversi, per sezionare la realtà delle cose.
E tutto è davvero come appare.
Il cielo è pesante e umido, si tiene appena. Trema.
Cadrà presto, si frantumerà in piccole parti pronte a penetrare la terra.
In piccole parti di nulla che la terra è pronta ad accogliere.
Aspetto. Aspetto ancora.
La quiete è di altri. Il sonno non mi riguarda.
I sogni si, quelli si. Ne ho e ne voglio, ancora.
Ho i muscoli contratti e i capelli sottili. (Incosciente, inevitabile).
Scuoto la testa come mi riesce meglio, mi mordo le dita. L'indice destro.
Aspetto che piova. Che tutto sbiadisca.
Che si perdano i contorni e resti qualcosa di vero, morbido e fuori fuoco.
Ho sognato di disegnarti addosso, di segnare muscoli e tendini con un pennarello rosso.
Modi diversi di catturare e fissare. Modi diversi, per sezionare la realtà delle cose.
E tutto è davvero come appare.
Tauromachie (cosmogonie?) da ri-partenza
anche se sprofondo
lascio che le cose mi portino altrove
non importa dove
(anche se spero di conservare energie, per il ritorno.)
Lascio le parole non dette
e prendo tutta la cosmogonia
e la butto via
e mi ci butto anch'io
e prendo tutta la cosmogonia
e la butto via
e mi ci butto anch'io
(amen)
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